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SUD SUDAN: Chiara si racconta

Eccomi a scrivere di un'esperienza che mai avrei immaginato. Sono arrivata a Juba nel febbraio 2017, il primo periodo è stato abbastanza duro con problemi fisici di adattamento al nuovo clima e abitudini alimentari ma con l'aiuto dei miei colleghi tutto si è risolto.

chiara boccacani e studenti fisio 3L'insegnamento che sto svolgendo al St. Mary's College è stimolante e in continua evoluzione. Sono Tutor del corso in Scienze della Riabilitazione, la mia giornata si svolge con il tirocinio pratico degli studenti, nella mattina, e con le lezioni al pomeriggio.

La possibilità che mi viene data di poter stare a stretto contatto con gli allievi è un incentivo per entrambi a dare il massimo e collaborare insieme. Le attività negli ospedali - Juba Teaching Hospital (JTH) e Military Hospital - sono rivolte alla riabilitazione dell'adulto con patologie sia neurologiche che ortopediche. Le condizioni dei reparti sono difficili per scarsità di materiale e, a volte, per scarsa motivazione da parte delle figure professionali che purtroppo da diversi mesi non ricevono il compenso.

L'attività di insegnante è un continuo mettersi alla prova sia con me stessa che con gli studenti: rende semplici e comprensibili dei concetti che a volte sono difficili richiedere capacità di sintesi e organizzazione.

Devo ringraziare inoltre i miei colleghi italiani con i quali condivido il Compound e i momenti di vita quotidiana. Insieme ci confrontiamo, parliamo, ci raccontiamo gli avvenimenti della giornata e, soprattutto, cuciniamo. Sì, per noi il ritrovarsi davanti a un bel piatto di pasta o un buon caffè è di estremo piacere.

Qui a Juba nulla è scontato. La situazione del Paese è molto critica sia a livello alimentare che medico. Molte famiglie fanno un'estrema fatica a trovare il cibo e ad arrivare a fine mese; ci sono tanti casi di malnutrizione o bambini che girovagano da soli per le strade. Di notte, a volte, si sentono spari nelle vicinanze, la situazione è di calma apparente, ma tutto è estremamente instabile. Nella campagna c'è tutt'ora guerra civile. Confrontarsi con questa realtà non è facile, cose che noi diamo per scontate qui non lo sono.

I miei studenti di solito fanno un solo pasto al giorno alla sera, come tutto il resto della popolazione; quando cala il sole, con la notte arriva anche il buio, visto che manca l'elettricità.

Il jubarabic, la lingua che viene parlata dai locali è difficile da imparare e quindi cerchiamo di comunicare in inglese. I loro sguardi, i sorrisi, gli abbracci riscaldano il cuore e ti fanno sentire parte integrale di questa realtà. Le mamme con i loro bambini che fanno km a piedi o le donne che si caricano in testa taniche di acqua per portarle nella loro casa con estrema tenacia e presenza, sono di insegnamento. Nulla è scontato. I loro corpi così magri e slanciati, così forti e resistenti vengono sottoposti, ogni giorno a nuove difficoltà a cui cercano di resistere e sopravvivere.

chiara boccacani e studenti fisio 2

 

Molti di loro hanno veramente voglia di pace e serenità, stabilità e sicurezza. Nei loro gesti vedo la voglia del cambiamento e nei loro occhi la speranza che il futuro, anche se lontano, sia migliore. Noi svolgiamo solo un piccolo ruolo in questo Paese così grade e vasto ma passo dopo passo si sta costruendo la giusta strada.

Ringrazio infinitivamente la Vita per ciò che ho, per l'esperienza che sto vivendo e per tutto quello che sto imparando.

 

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